Cuore + Anima = Danza

38-sportFrancesco Gabriele Frola, premiato come primo ballerino italiano all’estero, astro nascente nel panorma internazionale della danza.
Figlio d’arte, enfant prodige, e oggi ballerino professionista che calca i palcoscenici di mezzo mondo interpretando ruoli che vanno da Swan Lake, The Sleeping Beauty, Romeo e Giulietta, a Don Chisciotte, Lo Schiaccianoci, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie. Di recente, ha debuttato come Manon Lescaut di Sir Kenneth MacMillan e nel ruolo del protagonista in Nijinsky da John Neumeier. Francesco Gabriele Frola, membro del Corpo di Ballo nazionale del Canada,  è un astro in ascesa, un orgoglio nazionale come ribadisce il premio che si è aggiudicato nel 2014, Danza & Danza, categoria italiani all’estero, assegnato dai critici dell’omonima rivista diretta da Maria Luisa Buzzi.

 

Figlio d’arte, hai intrapreso questa strada riportando enormi successi: come e quando hai scoperto la tua vocazione?

«Penso che la vocazione ci sia sempre stata. Però se devo scegliere un momento che ha cambiato la mia vita è stato a 15/16 anni quando sono partito per continuare i miei studi all’estero».

Da Parma al Canada, com’è cambiata la tua vita?

«Non penso che la mia vita sia cambiata poi così tanto anche perché prima di arrivare in Canada sono passato dalla Germania, ad Amburgo, e in Messico a  Cordoba Veracruz.

Forse l’unica cosa che è cambiata è la maggior malinconia verso il mio paese, ma più che alla distanza penso sia dovuta al fatto che crescendo ho capito che per vari motivi non sarà facile tornarci, almeno non in un futuro vicino».

I percorsi di formazione delle scuola italiane per diventare un ballerino differiscono da quelli americani? In che modo?

«Non so se posso rispondere correttamente a questa domanda dato che in America ho solo lavorato quindi non ho provato veramente il loro percorso di studi, però per quello che vedo non penso sia molto diverso. Forse l’unica cosa che manca alle scuole italiane e’ la voglia vera dei ragazzi di diventare ballerini. Penso che siamo un po troppo viziati; a noi piace prendere le strade più facili piuttosto che lottare un po di più però purtroppo nell’arte queste strade non portano da nessuna parte».

Arte e atletica, come si coniugano nella danza questi due aspetti?

«Penso che il vero momento in cui le due cose si congiungono è quando si sale sul palco. È quello il momento in cui bisogna mettere in pratica tutte le ore di lezione e di prove, ma è anche il momento di liberare la mente e vivere emozioni.».

La preparazione atletica per essere un buon ballerino è fondamentale, ma nella danza ci sono anche cuore e anima?

«Cuore e anima sono le vere fondamenta della danza sono le due cose più importanti. Avere una preparazione perfetta non ti rende ballerino ma un atleta. Penso che il ballerino sia solo un poeta che non sa parlare ma ha talmente tante emozioni dentro che le deve raccontare per forza e l’unico modo per raccontarle è ballando, ed è qui dove penso che l’atleta diventi ballerino».

Ballerini con la B maiuscola lo si nasce o lo si diventa?

«Penso che in fondo ci si nasca, ma se uno vuole diventarlo veramente e ha voglia di sacrificarsi diventa ballerino».