Aeroporto, due anni di tempo per rilanciarlo

ryan 1di Federica De Masi

Sembrava giunta l’ora più nera per l’Aeroporto Verdi, ma l’intervento provvidenziale dell’Unione Industriali di Parma ha evitato il peggio. Ad un passo dal fallimento, l’UPI ha salvato lo scalo parmigiano dal collasso, grazie ad un investimento di 5 milioni di euro che permetterà alla SO.GE.A.P. S.p.a., che gestisce l’aeroporto parmigiano, di essere operativa per i prossimi due anni. Il presidente della società, Guido Dalla Rosa Prati, ha parlato di gesto nobile, ma non è tempo di cantare vittoria perché lo scenario è ancora tutto aperto. «L’11 giugno avremmo chiuso la società in bonis, senza debiti, pagando tutti i fornitori. L’UPI ha fatto una scelta coraggiosa intervenendo a sostegno di un’infrastruttura che è importante per la città – spiega Dalla Rosa Prati -. Gli industriali hanno deciso di dimostrare a Parma che l’Unione c’è ed è una grande forza, intervenendo a sostegno anche delle istituzioni perché salvare il Verdi significa dare una chance in più allo sviluppo del territorio ».

Regione, Comune, le istituzioni potevano fare di più?

«È dimostrato che anche gli scali minori portano beneficio economico e ricchezza al territorio nel quale sono insediati, ma quel territorio deve supportare il servizio. Le istituzioni devono essere coscienti di questo, Comune, Provincia, Camera di Commercio e anche la Regione Emilia-Romagna».

Perché lo scalo parmigiano non ha trovato sostenitori?

«I sostenitori vanno trovati a Parma. Un aeroporto è un servizio e va pagato. È difficile che un soggetto da fuori trovi interesse ed investa in una società in perdita. A meno che non sia un grosso gruppo al quale il Verdi possa fare comodo. Ad esempio, il Gruppo Sea (la società che gestisce gli aeroporti di Milano Linate e Milano Malpensa ndr) potrebbe essere interessato ad allargare il suo bacino di utenza verso il sud della Lombardia. Anche Bologna potrebbe avere un interesse in futuro per gestire l’esubero di passeggeri. Con il gruppo cinese la trattativa, in realtà, non è mai partita, l’aeroporto doveva servire a sviluppare il loro business ma il loro progetto non era ancora maturo».

Come si inserisce il Verdi nel panorama degli scali del Nord Italia?

«I piccoli aeroporti da 1 a 2 milioni di passeggeri all’anno iniziano ad avvicinarsi al “break even”, noi ne facciamo poco più di 200 mila. Ma se è vero che il Verdi è un aeroporto piccolo ed in sofferenza, è anche vero che si trova in un territorio ricco, interessante dal punto di vista geografico ed economico, e si colloca un’area scoperta: Linate e Bergamo sono saturi, Malpensa è lontano, Bologna lavora bene ma si avvicina alla saturazione. In questo scenario, Parma potrebbe assumere in futuro un ruolo molto importante».

Si riparte con quale clima e quali progetti?

«Ripartiamo con serenità, abbiamo più tempo, in primis per trovare un operatore del settore interessato a sviluppare l’aeroporto. L’obiettivo principale però è creare interesse in un’area integrata, coinvolgendo Reggio Emilia, Modena, Cremona, Mantova, Piacenza, La Spezia. Un’area vasta e ricca nella quale l’aeroporto diventi il perno dello sviluppo, aeroporto e alta velocità, quindi collegamento fra le infrastrutture. Vanno abbattuti i campanilismi. Poi, bisognerà proporre delle tratte e sostenerle economicamente, ma come accade d’altronde in tutta Italia. Oggi abbiamo ottenuto la salvezza, ma la salvezza non è lo sviluppo dell’attività, vuol dire, al momento, non chiudere. Sono necessari, ora, un partner e risorse, e queste devono essere trovate in casa nostra, nel territorio o nell’aerea vasta. Parma deve fare quadrato in questo senso, proteggere il suo aeroporto, convincere i territori confinanti che lo scalo rappresenta un’opportunità di crescita per tutti».

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