Tagli ministeriali al Teatro Due. Intervista a Paola Donati

a cura di Federica De Masi

Facciata Teatro Due Schermata 2015-07-14 alle 15.04.26La stagione del Teatro Due si è conclusa in positivo: 23 produzioni e 16 ospitalità di compagnie italiane ed estere, per un totale di 215 recite. A decretare il buon lavoro portato avanti dalla Fondazione Teatro Due è arrivato a marzo scorso il riconoscimento statale di “Teatro di rilevante interesse Culturale”, unico esemplare fra le strutture regionali. Ma nonostante il successo della stagione 2014\15, il Teatro di viale Basetti ha subito un taglio di 70 mila euro sul contributo ministeriale. Un fattore che, per forza di cose, costringe gli addetti ai lavori a rimandare al rientro dalle vacanze la presentazione del prossimo cartellone.

Paola Donati, direttrice di Fondazione Teatro Due, ha espresso tutta la sua amarezza, sintetizzando provocatoriamente quell’emozione con l’esposizione di quell’algoritmo

matematico con cui il Ministero valuta se una realtà culturale, per altro già riconosciuta come sinonimo di qualità artistica, ha i numeri giusti per accedere ai finanziamenti. La Donati non vuole sottostare a formule numeriche e lancia un messaggio forte e chiaro alle istituzioni, in particolare alla Regione Emilia Romagna, a cui chiede di ragionare in modo sinergico ed operare a stretto contatto con le realtà locali per il bene dell’intera regione.

Alla luce di questo taglio ministeriale cosa accadrà?

«Non è nostra intenzione operare tagli all’attività artistica, il cuore del nostro lavoro, continueremo a lavorare sui classici e sugli autori contemporanei. In questi mesi vedremo come fare a recuperare il buco. Sarebbe un ammanco più grosso dei 70 mila perché il Ministero interviene in percentuale, ma per avere il contributo devi dimostrare di spenderne

molti di più. Non vogliamo cedere all’idea di venir meno ai progetti presentati in ambito triennale, perciò alcune iniziative le sposteremo nel 2016. Non verremo meno neanche

ad un inizio di stagione intenso, come avvenuto gli scorsi anni. Anzi, avremmo voluto cominciare ancor prima mettendo in piedi anche la stagione estiva, ma il teatro esterno non è ancora pronto. Ci spiace che dalla fine della stagione, a maggio, all’apertura di novembre passi così tanto tempo. Per noi e per gli spettatori è un peccato. Abbiamo molti progetti e desideri, ma dovrebbe esserci il tempo di lavorarci tutto l’anno».

Il Comune come interviene in questa situazione?

«L’assessore alla Cultura del Comune di Parma, Laura Ferraris, ha confermato il contributo dell’anno precedente, nonostante il Ministero della Cultura abbia subito un taglio di 680 mila euro, su un ammontare, a mio parere, molto basso. Siamo contenti, ci mancava solo che avessimo un altro taglio, ma bisognerà trovare delle forme di sostegno ad iniziative particolari, perché i contributi pubblici vertono sulle progettualità generali e non prendono in considerazione altri aspetti correlati dell’attività, ad esempio quello education (come il corso per spettatori Fare teatro, o i laboratori teatrali dedicati agli universitari, ndr) che non è

sostenuto dal alcun fondo. Quest’ultimo per noi è un settore molto importante, in primis dal punto di vista artistico, perché formando spettatori preparati e combattivi noi saremo costretti ad alzare il livello qualitativo degli spettacoli, ma anche dal punto di vista della città, perché crediamo che siano forme di aggregazione che hanno una ricaduta importantissima per la vita comunitaria».

Comune e Regione devono fare di più per i teatri?

«Dal punto di vista politico bisogna ragionare in modo complesso e non come singole entità. Parma e la Regione E-R in particolare devono relazionarsi come enti territoriali rispetto allo stato e agli altri interlocutori. Non bisogna semplificare la complessità, perché quest’ultima in

ambito culturale è sinonimo di ricchezza. Inoltre non è possibile dare più risorse ad un teatro togliendone ad un’altra struttura, penalizzandola. Bisogna cercare di mantenere questa complessità perché ciò vuol dire che c’è libertà d’espressione, c’è la possibilità di partecipare ad attività diverse, che c’è ascolto del territorio. Il Teatro Due ha un bilancio di 2 milioni 750 mila euro, la metà è coperta da parte pubblica l’altra metà sono risorse proprie.

Se ci si pone dal punto di vista degli investimenti pubblici bisogna considerare

che tornano indietro agli enti quasi totalmente, sotto forma di tasse e oneri. Quindi è come se i fondi investiti fossero ampiamente restituiti allo Stato sotto diverse forme. Bisogna considerare, infine, che tali investimenti rappresentano un volano che mette in moto

altre risorse e crea nuova ricchezza. Le risorse pubbliche rappresentano un investimento fondamentale oltre che dal punto di vista economico, anche da quello culturale, che si traduce nel senso di civiltà di una società».

In attesa che le acque si calmino in casa Teatro Due, sono state date alcune anticipazioni sulla prossima stagione. Un omaggio a Shakespeare, per celebrare il 400º anniversario della morte con letture e mise en space. Già fissate alcune produzioni della compagnia stabile che comprenderanno Goldoni e un omaggio a Pasolini, di cui ricorre il 40º anno dalla morte. Infine ad Elisabetta Pozzi, che quest’anno ha affascinato la platea del Due con la trilogia “Un’attrice nel mito”, Paola Donati ha chiesto di cimentarsi nella regia.