La sedia di Van Gogh alla Magnani Rocca. Stefano Roffi racconta l’arrivo del capolavoro a Mamiano

9ubDAOPmhm0RoraB8nKkt6qcy_02pf2OdGTbX7yciDQ«La National Gallery aveva dato ampia disponibilità, non è stato facile scegliere, poi, abbiamo deciso per La sedia di Van Gogh». Lo rivela Stefano Roffi, curatore artistico della Fondazione Magnani Rocca, raccontando i retroscena dell’arrivo del capo- lavoro del pittore olandese a Traversetolo. «Un evento unico che, per la prima volta in Italia, permette di ammirare nella Villa dei Capolavori, una delle icone della storia dell’arte mondiale – continua Roffi -, il celebre ed enigmatico quadro di Vincent Van Gogh viene esposto al pubblico fino all’8 dicembre. Questa è l’unica occasione per vedere l’opera nel nostro Paese al di fuori della sua sede storica». Un quadro molto atteso alla Magnani, il cui arrivo è stato comunicato ufficialmente solo all’ultimo, dopo un trasporto eccezionale che ha dovuto rispetta- re tutte le norme di sicurezza e le cautele imposte da una trasferta così delicata.

Un successo che tutti i Musei italiani invidieranno, come siete riusciti ad ospitare il capolavoro di Van Gogh?
«La National Gallery di Londra aveva in programma, proprio in questo periodo, una mostra su Goya, un percorso espositivo che ha portato a ritenere fondamentale la presenza de “La famiglia dell’infante don Luis”, un quadro che fa parte della collezione permanente della Magnani. Da tempo collaboriamo con la National Gallery. Lo scambio di opere è stato una conseguenza dei buoni rapporti sviluppati negli anni».

Dove è stata collocata La sedia?
«Proprio nella sala del Goya, al posto del quadro che sarà ospitato in cambio alla National Gallery, quindi in un ambiente molto in contrasto con l’opera di Van Gogh, in un’atmosfera settecentesca. L’impatto è molto forte».

Non ci sono altre opere di Van Gogh alla Magnani, sarà un’esposizione completamente avulsa dal contesto della Villa...

«Abbiamo scelto Van Gogh, in quanto artista dal linguaggio universale, che sa parlare a tutti. Non abbiamo altre opere e quindi è un’operazione a maggior ragione interessante. Un po’ come i focus scientifici, servirà a focalizzare un grande capolavoro della storia dell’arte. La sedia è un’opera simbolo, è un autoritratto, rappresenta la solitudine che l’artista viveva in quella fase, non a caso è vuota. Uno struggente testamento dell’artista, traccia eterna della sua disperata passione per la vita e per la pittura».

Capolavori che viaggiano, dipinti esposti singolarmente e fuori dal loro contesto, è una tendenza in voga, alcuni critici denigrano queste scelte…

«L’operazione di isolare un’opera non è negativa. Il pubblico va aiutato ad avvicinarsi all’arte, Van Gogh parla e dialoga con tutte le fasce sociali. D’altronde, la mission della nostra Fondazione è proprio questa, comunicare con un pubblico vasto, sensibilizzare al mondo dell’arte. Nella sala, intorno al quadro, è stato allestito un corredo di pannelli che raccontano Van Gogh proprio nel periodo in cui ha dipinto La sedia. Era il periodo dell’amicizia tormentata con Paul Gauguin ad Arles, nello stesso anno il pittore ritrae, in- fatti, La sedia di Gauguin e La camera di Vincent ad Arles».

La National Gallery che concede in esclusiva Van Gogh, è un riconoscimento per la Magnani Rocca…

«Sì, significa che il Museo è riconosciuto a livello internazionale come una struttura con le caratteristiche idonee ad espor- re capolavori. Si apre una strada in questo senso, per l’esposizione in futuro di altre opere importanti. Avevamo già ospitato di recente un capolavoro di Re- noir, La Seine à Champrosay, grazie ad un’altra importante collaborazione, quella con il Museo d’Orsay, ma il quadro era più contestualizzato, perché abbiamo opere impressioniste nella collezione permanente, veniva esposto accanto a Matisse, Cézanne, Monet e De Staël. Poi, nel caso di Van Gogh, abbiamo sì, proprio un’esclusiva, perché chi vorrà vederlo in Italia, dovrà venire a Parma. Credo sia un’opportunità straordinaria per noi, ma anche per tutto il territorio».

Nella foto, Stefano Roffi curatore artistico della Fondazione Magnani Rocca