La differenziata che vorrei! Opinioni a confronto sul sistema di raccolta

Servizio a cura di Cristina Sgobio

Schermata 2016-02-11 alle 06.47.27La raccolta differenziata dovrebbe, per principio, raccogliere i consensi di tutti. Ma, in concreto, separa, divide, frammenta, allontana la coscienza umana dallo scopo per cui agisce. E così, anche la raccolta differenziata diventa motivo di polemica, furiosa polemica. A luglio 2015 Parma, dopo essersi dotata di un sistema di raccolta porta a porta, ha accolto a braccia aperte la tariffazione puntuale, inneggiando al risparmio, alla meritocrazia e al virtuosismo. Ma, giorno dopo giorno, l’entusiasmo dei cittadini ha mostrato segni di cedimento, generando un meccanismo che, se non verrà sanato, probabilmente comporterà una vera e propria implosione.

«La tariffazione puntuale è la strada da perseguire in una gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti. Stiamo entrando nella fase in cui il rifiuto non è il problema da risolvere, ma in esso c’è la risorsa da recuperare – spiega Bruno Marchio, presidente Legambiente Parma –. Il sistema di raccolta può però prevedere diverse modalità di servizio e, probabilmente, proprio in questo senso dovrebbero muoversi alcuni correttivi utili alla nostra città».

Secondo molti cittadini, a essere sbagliata non è la raccolta differenziata, ma la modalità con cui la si fa. Diverse persone, ad esempio, per motivi personali, non riescono a rispettare sempre gli orari di esposizione. Questo perché se prima dell’entrata in vigore del nuovo sistema, il ritiro dei rifiuti avveniva al mattino, ora avviene nella fascia serale, dalle 19,30 alle 21, con l’obbligo, da parte degli utenti, di esporre solo in quelle ore. Il nuovo sistema mira anche a liberare le strade dai sacchi dei rifiuti, migliorare il decoro urbano e favorire la viabilità diurna. A molti però, è evidente che questi obiettivi non siano stati raggiunti. Capita spesso, infatti, d’imbattersi in rifiuti abbandonati oltre le ore di esposizione, ammucchiati in determinate zone, contribuendo a contaminare l’immagine del centro storico (spesso via Mazzini è invasa da sacchi e scatoloni).

«La differenziata ha molti lati negativi, il porta a porta non funziona – aggiunge Irene Coronese, 30 anni –. In molte vie ci sono sacchi ammassati e non è un bel vedere per la nostra città». A questo, bisogna aggiungere un fenomeno che contribuisce lautamente ad aggravare la situazione: l’abusivismo. «L’affitto in nero rappresenta un problema concreto per la città – spiega Marchio –. Senza un contratto, gli inquilini non pagano la tassa dei rifiuti e dunque non ottengono i sacchi e i contenitori per la differenziata, con conseguente abbandono in strada dei rifiuti».
Dal canto suo, il Comune, per migliorare la situazione e tendere la mano ai cittadini, ha pensato bene di sperimentare l’utilizzo di Ecowagon mobili e di quattro Ecostazioni in altrettante zone cittadine: il parcheggio San Pellegrino della Villetta, il parcheggio scambiatore Est, il parcheggio scambiatore Ovest, il parcheggio San Leonardo. Con questo servizio, i cittadini possono conferire i rifiuti usando la tessera sanitaria (nel caso di persone fisiche o ditte individuali) o la Ecocard (nel caso di aziende e società). Ma anche questa soluzione non sembra essere vantaggiosa.

«Non sono mai andata in un’Ecostazione – spiega Chiara Bricoli, 41 anni –. A dire la verità, non so neanche cosa siano». «Sono lontane e, in più, non capisco perché per gettare l’immondizia debba pagare» precisa qualcun altro. Proprio così, perché per il rifiuto residuo viene addebitato 0,70 euro a conferimento. Qualcosa di positivo, però, sembra esserci. «L’organizzazione è stata migliorata con i controlli per i trasgressori, aumentati nell’ultimo periodo – precisa Roberta D’Arcangelo, 24 anni –, sintomo di un interesse nei riguardi della problematica in questione da parte del Comune».

Da circa cinque mesi, infatti, i vigili ambientali del Comune e il personale di Iren hanno avviato azioni di controllo sistematico nelle diverse zone della città per verificare tempi e modalità di esposizione dei rifiuti, sanzionare i comportamenti irregolari e fare formazione.
I casi di conferimenti scorretti vengono segnalati attraverso degli adesivi affissi su contenitori o sacchi, ma anche cercando un contatto con il proprietario ai fini di una corretta informazione, prima di procedere eventualmente a sanzionare gli utenti per cui è stata rilevata un’infrazione. Intanto, agiscono anche le Guardie Ecologiche di Legambiente che, non avendo una convenzione col Comune, non emanano sanzioni, ma si limitano a inviare segnalazioni.

«Il vero errore commesso dal Comune – conclude Marchio – risiede nella strategia comunicativa: consiglierei di investire di più sul piano informativo, costruendo un vero dialogo con i cittadini».

«La raccolta differenziata risulta essere un po’ scomoda giornalmente, accumulando rifiuti in casa, ma il sacrificio si fa nel rispetto per l’ambiente – aggiunge Mino Mannara, 33 anni –, sperando che questo non sia un affare che produce profitti che vanno in tasca a pochi e che non vengono reinvestiti nella società».

COME FUNZIONA

La tariffazione puntuale è calcolata sul reale bisogno e utilizzo del servizio da parte di utenti, famiglie e aziende. Il contenitore per il rifiuto residuo, infatti, è dotato di un microchip che l’operatore legge a ogni vuotatura. Il microchip funziona come un contatore abbinato al proprio codice a barre identificativo della Tari e registra il numero di volte in cui il contenitore viene vuotato. Per una famiglia composta da 3 persone che vive in un appartamento di 100 metri, c’è la possibilità di risparmiare 18 euro annui, fino a 24 vuotamenti annuali del bidone o del sacco per l’indifferenziato.
Nel caso in cui la stessa famiglia effettui 36 vuotamenti annui, la bolletta raggiunge i 254 euro, lo stesso importo di quello in vigore prima dell’introduzione della tariffazione puntuale. Nel caso in cui effettui il numero massimo di vuotamenti annui, pari a 52, allora la bolletta sale a 276 euro annui.
Questo presuppone che non vi siano in alcun modo riduzioni nella frequenza dei passaggi, ma solo il conteggio puntuale del numero di vuotamenti effettuati dalla famiglia stessa.

L’ALTERNATIVA?LA TARIFFA DI NATURA CORRISPETTIVA

Nicola Dall’Olio, capogruppo Pd, spiega che la Tari, a differenza di quanto affermato da Pizzarotti e Folli, è troppo alta per Parma. Un’alternativa può essere ricercata nella tariffa a natura corrispettiva: anziché versare un tributo al Comune, pagare una fattura direttamente al gestore. Si tratta di un sistema adottato, ad esempio, nel vicino comune di Felino e che dà i suoi frutti. Come funziona? Semplice, con la tariffazione corrispettiva la parte fissa della tariffa diminuisce, mentre la variabile può essere sottoposta a oscillazione: «Si tratta di un sistema vantaggioso perché chi è virtuoso può davvero risparmiare – precisa Dall’Olio –. In più, le utenze non domestiche e, dunque, imprese e aziende, possono scaricare l’iva». Questo sistema sembrerebbe avere dei vantaggi non solo per gli utenti, ma anche per il Comune stesso: il piano finanziario della tariffa non sarebbe più a suo carico, ma resterebbe a carico del gestore e, inoltre, non passerebbe all’interno del fondo dei crediti di dubbia esigibilità. Inoltre, Dall’Olio precisa che con l’estensione della raccolta domiciliare spinta e della tariffazione puntuale per i rifiuti indifferenziati, pur essendo diminuiti i quantitativi e i relativi costi di smaltimento, sono aumentati i costi di raccolta e trasporto passati dal 2012 al 2015 da 4,51 a 7,88 milioni di euro con un incremento di 3,27 milioni di euro, pari al 75%. Perciò, il capogruppo Pd propone di sperimentare, in un’area pilota della città, l’uso di cassonetti stradali “intelligenti”, già utilizzati da numerosi comuni capoluogo, dotati di bussola di volume definito per il conferimento, apribile solo con smart-card o codice personalizzato e di sensori per il rilevamento in remoto dello stato di riempimento.
Ma non è tutto. Dall’Olio invita il Comune a interrompere il servizio di raccolta notturna e domenicale così da ridurre i costi del servizio di raccolta; a riprogrammare gli orari di esposizione e di raccolta senza extra-oneri per turni notturni e festivi avendo cura di minimizzare i tempi di esposizione e i rischi di dispersione dei rifiuti nelle strade; a sincronizzare le fasi di raccolta e di successivo spazzamento per garantire una maggiore pulizia nelle strade.

OLTRE 6000 FIRME CONTRO IL SISTEMA

In 40 giorni, tra settembre e ottobre, con 14 banchetti posizionati in città, Parma Unita ha raccolto ben 6518 firme di cittadini insoddisfatti dell’attuale sistema di raccolta differenziata. La richiesta è quella di rivedere la modalità di raccolta, andando incontro alle esigenze dei parmigiani. Parma Unita propone di introdurre cassonetti (interrati o meno) differenziati per le diverse frazioni di rifiuto. Inoltre, secondo Ghiretti, la raccolta notturna non fa altro che provocare rumori e disagi, senza assicurare benefici. «L’entusiasmo con cui la cittadinanza ha risposto alla nostra iniziativa la dice lunga sul grado di insoddisfazione raggiunto per una raccolta differenziata che palesemente non funziona, mette le famiglie in difficoltà e lascia la città in condizioni di degrado indicibile – spiega Ghiretti –. Ci accusano di non avere a cuore l’ambiente, ma mi chiedo: questo è avere cura dell’ambiente? I rischi igienico-sanitari di un simile spettacolo non si prendono in considerazione?».
L’impegno di Parma Unita è arrivare ad avere una risposta chiara e non equivoca dall’amministrazione comunale sul punto centrale della proposta: c’è la volontà politica di prendere in considerazione l’introduzione di cassonetti intelligenti nelle zone di maggiore criticità per la raccolta dei rifiuti differenziati? «La petizione – aggiunge Ghiretti – è stata trattata sommariamente in una sede di Consiglio comunale in cui si è cercato di dare finte rassicurazioni: le indicazioni date dalla giunta sono state sommarie e insufficienti. Per questo, d’intesa con gli altri gruppi di minoranza, abbiamo presentato una mozione in discussione in Consiglio, a favore di un modello che tenga presente le esigenze dei cittadini. Avevamo chiesto che a questa mozione si aggiungesse il gruppo 5 stelle, ma questo ha presentato una contro mozione che lascia le cose come stanno».

LA DENUNCIA DEI SOCIAL NETWORK

Il tema della raccolta differenziata sta avendo anche un grande impatto sui social network, in particolare su Facebook. Le foto postate si moltiplicano, rivelando il lato più oscuro di una città che, giorno dopo giorno, assume i contorni di una discarica a cielo aperto. È nato, così, “Parma non è una discarica. Rifiutiamoci”, l’appello lanciato attraverso Facebook dal giornalista e scrittore Pino Agnetti che, nell’arco di pochi mesi, ha raccolto già oltre 2500 adesioni. «È un risultato che non avrei mai pensato di raggiungere, non avendo l’appoggio di nessuno, se non quello di migliaia di cittadini di ogni colore politico ed estrazione sociale – spiega Agnetti –, cittadini che subiscono i danni di un sistema sbagliato che anno dopo anno si aggrava, deturpando l’aspetto urbano della città e contribuendo a portare le tariffe alle stelle». Agnetti e tutti coloro che condividono la sua posizione non sono contrari alla raccolta differenziata, ma pensano semplicemente che occorrerebbe istituire un confronto tra Comune, Iren e cittadini, per provare a migliorare il sistema, magari prendendo esempio anche da altre città italiane. «Pizzarotti, nel corso del discorso di Sant’Ilario, il più importante dell’anno, non ha mai pronunciato la parola “rifiuti” – continua Agnetti –, confermando un atteggiamento di totale chiusura verso quelle istanze che, come noi, chiedono un cambiamento nell’interesse esclusivo di Parma».
Su Facebook è presente anche un’altra pagina: “Parma e la Grande Monnezza”, nata dall’incontro e dalla volontà di più persone di ristabilire i cassonetti ampi e ordinati nei quartieri abitati. Secondo chi aderisce alla pagina, l’attuale sistema di raccolta non fa altro che comportare disagi. Innanzitutto, bisognerebbe evitare di fare la raccolta porta a porta nelle ore dedicate a shopping e aperitivi, e spostare l’esposizione dei sacchi nelle prime ore del mattino, in modo tale che entro le 9,30 le strade siano libere e pulite. Inoltre, servirebbero più contenitori, soprattutto in Oltretorrente e in centro.

INCENERITORE, INTANTO I RIFIUTI ARRIVERANNO ANCHE DA REGGIO

“Parma e le grandi promesse”, quelle di chi (torniamo all’era Vignali – Bernazzoli) diceva che l’inceneritore di Parma non avrebbe “mai accettato rifiuti da fuori” e quelle di chi (arriviamo all’era Pizzarotti) in campagna elettorale aveva fatto sperare i cittadini che “il mostro di Ugozzolo” non avrebbe avuto scampo. Invece oggi, l’inceneritore non solo è vivo e vegeto ma riceverà anche i rifiuti da Reggio Emilia (che dopo 44 anni di attività nel 2012 ha chiuso l’impianto di Cavazzoli).
Secondo l’accordo recente tra Regione Emilia-Romagna e Iren, la società autolimiterà la quantità di rifiuti destinati al termovalorizzatore di Parma a un massimo di 132.500 tonnellate annue (un passo indietro per la multiutility che aveva chiesto l’ampliamento a 195mila tonnellate all’anno, richiamando il decreto Sblocca Italia).
Di queste, 7.500 sono rifiuti speciali (fanghi e ospedalieri di Parma) e 125.000 saranno rifiuti urbani non solo di Parma ma anche di Reggio Emilia (circa 60000 tonnellate di indifferenziata).
Il piano regionale rifiuti approvato a gennaio da Bonaccini, inoltre, prevede la progressiva chiusura di due inceneritori su otto, ma tra questi non ci sarà certo quello di Ugozzolo, l’ultimo termovalorizzatore ad essere stato acceso e, come più volte ribadito, l’impianto parmigiano vanta un modello di ultima generazione, all’avanguardia nei sistemi di smaltimento e di controllo dell’inquinamento.

 

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