Viaggio nei coworking di Parma, esperienze a confronto

di Rosaria Frisina e Cristina Sgobio

 

 

Non è solo condividere una stanza o una scrivania, ma mettersi in rete e cogliere opportunità di collaborazione reciproca. È con questo spirito che nasce l’idea del “coworking”. Un fenomeno che in Italia emerge come recente, ma in realtà vede le sue origini già dieci anni fa in California, quando Brad Neuberg, un programmatore informatico, creò il “San Francisco Coworking Space”, un locale informale, arredato con mobili Ikea, per condividere con altri professionisti progetti e servizi, andando incontro a quei freelance che non potevano permettersi un posto di lavoro proprio.

Il coworking è uno stile lavorativo moderno che, a differenza del tipico ambiente d’ufficio, unisce persone che non sono in genere impiegati nella stessa azienda, liberi professionisti che hanno bisogno di uno spazio lavorativo che non coincida con la propria casa. Oggi, in Italia è realtà, Milano conta 50 coworking, ed il fenomeno è talmente esteso che si parla anche di coworking aziendali, che danno spazio ad intere aziende. Così come si sperimentano anche idee originali, un esempio: il recente coworking a Trastevere, a Roma, pensato per le lavoratrici mamme.

Anche a Parma il fenomeno ha preso piede, esistono diverse realtà che offrono spazi a professionisti e imprenditori. Nel nostro viaggio nei coworking cittadini, ne abbiamo contati sette: Un type (Strada San Nicolò 7a, www.untype.it), On off (in Strada Naviglio Alto 4/1, www.officineonoff.com), Business Center (in via Emilia Est n. 216, www.bcparma.it). Ci sono, poi, tre Cowo della rete www.coworkingproject.com: Pontetaro (via Emilia 33), Cna (via La Spezia 52/a), Parma/Centro (vicolo San Tiburzio 3). Infine, una nuova realtà, Il Cubo, (via La Spezia 90) che si presenta come un contenitore di realtà creative. Con modalità diverse tra loro, i coworking di Parma offrono la possibilità di prendere in affitto intere stanze o solo una scrivania, anche da gestire a turno con altri coworker. Tutti offrono connessione internet e copertura delle spese legate alla gestione di un ufficio (riscaldamento, pulizie, stampanti, la macchina del caffè). Gli orari sono quelli classici di ufficio, ma qualcuno tiene aperto sempre, con accesso tramite badge. Si può anche ususfruire solo delle sale riunioni, con modalità plug&play (porti il tuo computer e lavori subito) e alcuni hanno il welcome desk all’ingresso. Si va tendenzialmente dai 100 ai 200 euro mensili, ma i costi variano in base alla durata e agli spazi che vengono occupati. In queste pagine, abbiamo raccolto alcune esperienze di coworker parmigiani.

KARMIKAKARMIKA, IL COWO COME OPPORTUNITÀ

Ognuno ha una storia che si porta dietro, esperienze e competenze. Poi, uno spazio condiviso ha dato vita a quella alchimia che porta al successo di un gruppo. Debora Diana, creative director, Valeria Federici, copywriter, e Pierluigi Andreassi, videomaker, hanno incrociato le loro strade al Cowo di Cna Parma in via Spezia. Tre postazioni che rispondono ad un’unica filosofia che è il loro marchio: Karmika Comunicazione. «Ho sempre avuto una mia sede privata dove lavoravo in autonomia – spiega Debora – poi, ho iniziato a collaborare con altri colleghi e con associazioni di categoria, come Cna. La soluzione di uno spazio in coworking è stata un’opportunità in più che ha consentito di creare una sinergia vivace con professionalità che operano in ambito creativo come me – continua –, credo sia fondamentale per il successo di un cowo l’affinità di attività, è la nota che lo distingue dall’ufficio temporaneo dove si condividono solo spazi fisici». «Lavoravo da casa per un’azienda svizzera, tramite skype e mail – racconta Valeria – ma se da un lato ci sono vantaggi, dall’altro il mio lavoro era alienante, non riuscivo più a porre un confine con la vita privata, il Cowo è una modalità stimolante perché lavori per te stesso ma anche in collaborazione con professionisti, in Italia passa come una novità ma in altri paesi i coworking sono già una realtà affermata da tempo».

 

unnamedB-RAIN, QUANDO I FREELANCE FANNO GRUPPO

Chi l’ha detto che i “battitori liberi” non possano far gruppo. Lo dimostra Brain, un gruppo di freelance multi-creative, uniti dall’obiettivo comune di offrire un servizio di comunicazione completo e di alto livello. Dove B-rain sta per “pioggia di cervelli”, “pioggia di idee”. Incontrare nella loro nuova sede al Cubo, con uno spazio dedicato al coworking, questi giovani freelance è una boccata d’aria pulita in tempi di crisi, per l’entusiasmo e la voglia di fare che li anima. Nove professionisti, dal web specialist al videomaker, dal fotografo al graphic designer, che insieme progettano e realizzano tutto ciò che costituisce la comunicazione aziendale, utilizzando ogni mezzo, dall’adv ai più moderni media digitali, passando dall’organizzazione eventi allo shooting di moda. « I brainstorming sono all’ordine del giorno e le riunioni si fanno anche in cucina mentre si pranza insieme!», commentano per dire che la mente non si ferma mai. La loro parola chiave, quella che campeggia sul loro sito: «tutti i giorni è venerdì”, un approccio diverso al modo di lavorare, serenità e voglia di fare contraddistinguono i brainers, pensare ogni giorno come fosse venerdì per essere sempre motivati a dare il massimo e fornire al cliente sempre il meglio».

 

membri_5lab2 copia5LAB, PAROLA D’ORDINE CREATIVITA

Sei realtà insieme, per offrire quell’originalità che vive ai confini del mercato seriale e di massa, che nasce da un’idea in grado, poi, di trasformarsi in un prodotto unico nel suo genere. È questa, in sintesi, l’anima di 5 Lab che, al Cubo di via Spezia, ha trovato una sua “vetrina creativa”, raccogliendo in un unico contenitore l’esperienza di un gruppo multiprofessionale. Così Maria Elisabetta Testi (home designer in&outdoor), Gian Mario Corradini (Geometra), Luciana Fanti (Rivestimenti), Davide Bottazzi (Arredamenti), Manuela Molinari (fotografa), Francesca Spezia (designer), hanno dato vita a 5Lab. «Chi aveva il negozio, chi lo studio, chi il laboratorio, ci siamo messi insieme per dare forma alla parte più creativa del nostro mestiere – spiega Francesca-. Soluzioni coraggiose, non anonime, dove oggetti vintage possono convivere con oggetti di nuova realizzazione ottenendo un risultato armonico, non seguendo un unico filone estetico, le case oggi sono piene di mobili di serie, tutti uguali e senza personalità». «Succede anche nella fotografia – aggiunge Manuela, i suoi scatti sono appesi alle pareti e riordinati in album rigorosamente non digitali – ho ritrovato qui il piacere della fotografia su carta, andando contro lo scatto compulsivo che oggi riempie i nostri pc». Un gruppo unito da un comune pensiero: fisicità e materia. «Il nostro è uno spazio espositivo e operativo, che propone anche corsi di fotografia, di carta pesta, decorazione di interni…, aperto ad artigiani e artisti, ci chiedono lo spazio per esposizioni o corsi, da come fare i gioielli al make up fino al cucito». Un’atmosfera quella di 5 Lab dove creatività è la parola d’ordine. Francesca si è inventata un rivestimento texture dalla ricetta segreta ed, entrando, l’occhio cade sugli ambienti dove vecchie assi da muratori rivivono come scaffali di una libreria di design, la struttura di un divano destinato al cassonetto è ora un pezzo vintage da esposizione e una piastrella da magazzino ha ritrovato forma come ripiano di una scrivania contemporanea.

 

lorenzo-faroldiLORENZO FAROLDI – architetto

Ripensare il mestiere, partendo dal network. Lorenzo, architetto, al Cowo di Ponte Taro, vede nel coworking una vera opportunità. «è una formula flessibile che ti permette di avere l’ufficio anche solo per un mese, per riunioni con il cliente o con i collaboratori, è una scelta moderna e dinamica in linea con la libera professione». E con chi lancia progetti innovativi, come Reload Architecture, che si occupa di spazio pubblico, urbanistica e start up. «Sto costituendo un gruppo di progettazione con colleghi di diverse città, da Modena a Firenze, il coworking è questo, persone che sviluppano un lavoro insieme pur continuando a lavorare singolarmente, è la vera svolta del mercato, inutile barricarsi, il network fa lavorare tutti, e meglio. Le commesse non arrivano più rispondendo al telefono, bisogna ingegnarsi, essere aperti».

 

SILVANA ERASMI – art director

 Silvana Erasmi«Lavoro a Un_type dal 2013. Questo non è un semplice coworking, ma un co-creative: un_type, infatti, è nato dalla volontà di diversi creativi di mettersi insieme per condividere le proprie esperienze e la propria professionalità per creare qualcosa di nuovo e diverso. Io sono un art director e mi occupo principalmente di eventi, ma qui si trovano tutte le personalità grafiche: dal grafico tradizionale a chi si occupa di marketing, da chi segue i social media a chi si occupa dei video o del web design. In più, siamo una piccola galleria d’arte: la nostra creatività va oltre l’aspetto professionale e si apre a quello artistico. Io stessa sono presidente dell’Associazione Abili allo Sport che promuove lo sport per disabili; ecco, qui abbiamo trovato non solo una sede, ma anche e soprattutto valide collaborazioni».

 

Mattia MaffiniMATTIA MAFFINI – Videomaker

Dopo la laurea, ho trovato più opportunità lavorative come libero professionista, per questo sono entrato a far parte del coworking Un Type, son qui dal 2014. Sono principalmente un produttore video e qui ho trovato uno spazio adeguato per lavorare al meglio e per avere più contatti nel mondo del lavoro. La cosa più interessante è che si è costantemente a confronto con gli altri: ad esempio, quando un progetto richiede più servizi che un solo professionista non potrebbe fare autonomamente, lavoriamo tutti insieme, dividendoci i compiti. Ecco, lavorare insieme permette di crescere e di imparare cose nuove, giorno dopo giorno. Il rapporto che s’instaura tra di noi va anche oltre quello professionale e sfocia nell’amicizia. Penso che lavorare in un coworking sia un ottimo punto di partenza e, perché no, potrebbe trasformarsi in un futuro lavorativo».

 

Luca BocediLUCA BOCEDI – Visual designer

Sono visual designer, mi occupo di progettazione e immagine coordinata aziendale, dal logo alla brochure al sito web. Ho uno studio che si chiama Redgoblin e, dopo aver girato diversi posti e condiviso spazi di lavoro con altri professionisti, circa un anno fa mi sono imbattuto in On/Off. Vengo qui quasi tutti i giorni, dalle 9 alle 18. Gestisco i miei clienti via mail o per telefono e ci sono momenti in cui condivido esperienze con gli altri. Se incontro difficoltà so a chi chiedere consiglio, si è circondati da un network di persone che si occupano di settori diversi e, dall’incontro delle varie competenze, possono nascere progetti originali e innovativi. Non è semplicemente una condivisione di spazi o una dimensione “ufficio”, la gente si affeziona, lo spirito è quello di collaborazione e di mettersi a disposizione di tutti».

 

Davide PaganiDAVIDE PAGANI – esperto gastronomico

Ho studiato Scienze gastronomiche, per poi seguire un master per la valorizzazione del prodotto tipico. Così è nata l’idea di sviluppare due mie grandi passioni: il cicloturismo e l’enograstronomia, e dunque accompagnare i turisti in bici e far conoscere loro le nostre realtà produttive. Ho deciso di venire a On/Off per capire come muovermi dopo lo studio: qui, in un certo senso, sono stato formato e mi è stata indirizzata la strada per dare forma al mio sogno. Tutti qui dentro mi hanno aiutato: c’è chi ha realizzato il logo e chi il sito, chi mi ha dato idee nuove e nuovi stimoli. Consiglio a tutti i ragazzi che hanno un’idea e vogliono svilupparla, di venire qui: ne vale davvero la pena. Un trampolino di lancio anche per idee imprenditoriali».

 

Valentina ZangrandiVALERIA ZANGRANDI – Comunicatore

«Mi occupo di comunicazione e sono a On/Off da poche settimane. Sono freelance da inizio anno e conoscevo questo posto di nome perché ci lavorava un mio collega. La mia giornata tipo? Arrivo col mio computer, mi metto a lavorare, posso interrompere quando voglio e riprendere quando ritrovo la concentrazione: è come avere un piccolo ufficio a distanza. Prima di venire qui, lavoravo da casa, ma lavorare a casa è bello il primo mese, dopo diventa claustrofobico. On/Off ti permette di creare nodi tra persone e professionalità, di avere un confronto continuo, di lavorare insieme. L’impatto è stato positivo, quindi penso che resterò qui per un po’ di tempo, anche perché non ci si annoia mai: quasi ogni giorno ci sono incontri e corsi da seguire e questo permette di tenere la testa sempre attiva».

Leggi anche:

Vita da smartworker, la parola a chi ha sperimentato il lavoro agile 

Lavoro flessibile sì, ma con regole 

Ripartire da casa, idee e progetti di donne che hanno trasformato l’abitazione in luogo di lavoro

 

SFOGLIA IL MESE MAGAZINE CLICCA QUI

Schermata 2016-03-13 alle 17.38.14