Storie di vita usate, a Berceto una mostra antropologica che risale agli “zoo umani”

Un commerciante di Amburgo, Carl Hagenbeck, riforniva di animali selvaggi i giardini zoologici di mezza europa. Intorno al 1874 ebbe l’idea di esporre anche alcuni indigeni dell’isola di Samoa presentandoli come individui “puramente naturali”. Si rese presto conto di quanto potesse essere lucroso esporre uomini di etnie differenti da quella europea e inventò di fatto “gli zoo umani” che divennero presto una delle maggiori attrazioni delle prime Esposizioni Universali.

Dalla metà dell’Ottocento fino agli anni ’30 del Novecento, gli zoo umani si diffusero in tutta Europa, venendo a costituire una sorta di rappresentazione del razzismo propagandato dalle teorie scien- tifiche dell’epoca. Il fenomeno fu assecondato dal periodo coloniale che le nazioni stavano vivendo, e mostrare le altre etnie provenienti dai territori occupati in que- sti termini non faceva altro che rafforzare l’idea della superiorità dell’uomo bianco. Anche la scienza europea assunse verso gli altri gruppi etnici, in particolare quelli africani, l’atteggiamento di chi vuol trovare l’elemento strano o diversità biologiche tali da indurre a relegarli all’interno di una categoria assai lontana dalla “razza” bianca e, se possibile, anche dalla stessa umani- tà, intesa come protagonista della Storia e della civiltà. Gli scienziati dell’epoca erano convinti che l’Antropologia e l’Etnologia avessero un ruolo fondamentale nel fissare in maniera precisa e chiara la gerarchia fra le razze. Da qui, prende il via l’idea della mostra “Storie di vite usate – la diversità in mostra” che inaugurerà il 23 luglio alle 16.30 al Museo Pier Maria Rossi di Berceto e proseguirà poi fino al 25 settembre.

«Al Museo Pier Maria Rossi ripercorreremo la vita di uomini e intere famiglie alle quale sono state tolte le radici, portandole lontano dai loro paesi considerandoli “diversamente umani – afferma il responsabile Giuseppe Bigliardi – e addirittura in alcuni casi spacciandoli al mondo scientifico come anelli mancanti tra l’uomo e la scimmia in una logica di darwinismo sociale». Nonostante siano trascorsi molti anni dalle ultime grandi esposizioni etnologiche, la globalizzazione nel bene o nel male mette continuamente a confronto realtà e radici differenti, a volte con scambi culturali di grande respiro che portano ad una crescita individuale e ad una nuova consapevolezza collettiva, a volte con risultati disastrosi di intolleranza, fino ad arrivare al depreca- bile fenomeno del razzismo. «Ancora oggi il “diverso” incute paura, disagio e pregiudizio – conclude -. L’obiettivo della mostra è di sensibilizzare i cittadini sulla neces- sità di considerare “l’Altro” non più come nemico in base alla sua appartenenza etnica, sociale, religiosa, politica». La struttura della mostra prevede: esposizione di materiale storico del fenomeno relativo alle esposizioni etnologiche del secolo scor- so; conferenze di antropologi, scrittori, sociologi, per sviluppare il tema nei diversi ambiti; proiezioni di documentari e film inerenti all’argormento. A supporto, sarà allestita all’esterno del Museo l’esposizio- ne della mostra “Razza umana” di Oliviero Toscani. Il progetto ha il patrocinio del Comune di Berceto, della Regione Emilia Romagna, dell’Associazione Borghi Autentici e la collaborazione di Survival Italia e della Collezione privata Radauer di Vienna.

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