Asili e liste di attesa. Dai gruppi educativi alle tagesmutter, quali soluzioni offre la città

Rimanerne fuori, è quasi un incubo. Restare in sospeso, nella speranza di essere ripescati, un limbo senza certezze. Stiamo parlando degli asili e di quelle terribili graduatorie chiamate “liste d’attesa”, quegli elenchi degli esclusi dal servizio che in uno “stato sociale” non dovrebbero neanche esistere. Secondo i dati forniti dal Comune di Parma, a giugno 2016 il numero di nuove domande per i nidi erano 1377 (per la materna 1696), quelle accolte 858 (per la materna 1133 al 19 luglio), quelle in attesa 241 (per la materna 372), per un numero complessivo di 1544 utenti (2664 per la materna). Dati provvisori, a regime, a fine anno dopo gli inserimenti, le liste di attesa si riducono, per rinunce, per eliminazione di domande multiple ma anche per l’adozione di soluzioni autonome diverse da parte delle famiglie. Perché, nel frattempo, le famiglie devono organizzarsi. Ma quali sono le alternative per i genitori? Considerando il costo delle rette pubbliche, fra le più alte in regione (il nido arriva a costare 640 euro, più 47 per l’estensione dalle 16 alle 18), se restiamo nella fascia massima, fuori dalle agevolazioni ISEE, gli asili privati non costano molto di più di quelli pubblici. «Dalla nostra esperienza, i nonni restano sempre la prima scelta, ma non tutti possono fare affidamento su di loro – spiega Elisa Mazzola, psicologa e socia dell’associazione Mammatrovalavoro che opera a Parma per attivare servizi di conciliazione lavoro famiglia-. Poi la babysitter, noi abbiamo un database di persone selezionate, i costi variano dagli 8 ai 10 euro all’ora, ma tendenzialmente per periodi medio lunghi si cercano altre alternative – continua -. Il mercato del lavoro oggi richiede spesso alle famiglie orari flessibili, per questo sono nati nuovi servizi, mi riferisco alle tagesmutter, ai babyparking, ai gruppi educativi – aggiunge –, ha preso piede in questi anni perfino la Doula, ereditata da un modello tedesco, una figura formata per tenere i bambini neonati fino a sei mesi». Se è vero, infatti, che si è registrato un calo degli iscritti ai servizi per l’infanzia pubblici, è vero che fra le cause principali, oltre alle rette troppo alte, ci sono anche i cambiamenti della società che impongono soluzioni personalizzate per la conciliazione famiglia-lavoro. Già a febbraio, d’altronde, la vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini, al congresso provinciale delle Acli di Bologna, citando anche Parma fra le città che “anziché aprire nidi li chiudono”, aveva dichiarato l’intenzione di rivedere l’organizzazione degli asili, a partire dagli orari, proprio per andare incontro alle mutate esigenze delle famiglie.

LE TAGESMUTTER

Tagesmutter , o mamma di giorno, viene da un’idea del Nord Europa. È una persona formata, offre accoglienza in casa propria (nel rispetto di tutte le norme di sicurezza ed igiene) ad un numero limitato di bambini. Oltre alla dimensione familiare, la parola chiave di questo servizio è la flessibilità. A Parma, il fenomeno si è molto diffuso negli ultimi anni, oggi le Tagesmutter lavorano spesso associate in cooperative. «La nostra cooperativa opera da dieci anni, siamo a Parma, Sala Baganza e Colorno, con dieci Tagesmutter – racconta Monica Comelli presidente della Cooperativa “Sei da me” –, abbiamo già accolto 583 famiglie, è un servizio richiesto perchè va incontro alle esigenze della famiglia, è attivo in qualsiasi periodo dell’anno e ci si può iscrivere quando si vuole– aggiunge – il nostro modello è quello trentino che prevede l’accoglienza massima di 5 bambini». Si va dai 5 ai 6,50 euro all’ora, più ore si fanno più la spesa si ammortizza. «L’utenza ed i bisogni sono vari, accogliamo chi non trova una risposta nei servizi tradizionali, chi vuole una dimensione piccola, chi ha esigenze di una conciliazione flessibile con il lavoro, anche solo, ad esempio, di coprire la giornata del sabato».

DAI BABYPARKING AI GRUPPI EDUCATIVI

In città se ne contano oltre una decina, basta digitare “babyparking” su google per vedere apparire l’elenco di questi nuovi spazi ludico ricreativi dedicati ai bambini. Non occorre l’iscrizione, si utilizza la formula del pagamento a ore, ma alcuni offrono abbonamenti. Il baby parking differisce da un asilo nido perché fornisce solo un servizio per i genitori che occasionalmente devono assentarsi e non sanno a chi lasciare i loro bambini. Hanno un limite orario. Tutti sono organizzati con un programma di attività e spazi ludici arredati e attrezzati per la socializzazione dei bambini. «Diversi invece sono i gruppi educativi – spiega Carlotta Vecchi titolare dell’asilo nido Il Castello –, differiscono dai babyparking che hanno funzione ricreativa, il gruppo educativo è un servizio educativo per la prima infanzia, un piccolo asilo – continua . attualmente abbiamo una sezione di 7 bambini, dai 12 ai 36 mesi, l’asilo è aperto dal lunedì al venerdì, con un orario che va dalle 7.30 alle 16 e, per chi ne ha bisogno, fino alle 18 con l’attività del doposcuola –- conclude -. Il costo del nostro servizio è in linea con quello delle tariffe comunali previste per le fasce di Isee alte, quindi 650 euro più 50 euro per il prolungato – e conclude -siamo aperti sempre, ci fermiamo solo in agosto, e per le Feste comandate le porte del nido si chiudono lo stretto necessario».

UNA CASA IN PIU’, 23 FAMIGLIE HANNO AVUTO IL CONTRIBUTO COMUNALE

Il progetto “Una casa in più” si propone di offrire spazi di accoglienza, al domicilio delle persone iscritte ad un apposito Albo Comunale, a favore delle famiglie che hanno l’esigenza di conciliare l’accudimento dei figli con impegni lavorativi “non ordinari” (orari disagevoli, forme contrattuali atipiche, turni festivi, ecc.), per qualche ora al giorno, per alcuni giorni della settimana o per periodi limitati di tempo nel corso dell’anno (alcune settimane o nei mesi estivi). Il progetto si rivolge anche ai genitori di bambini residenti nel Comune di Parma esclusi, per mancanza di posti disponibili, dall’offerta educativa dei Servizi per l’infanzia, ai genitori appena trasferitisi nel Comune di Parma che non possono accedere ai Servizi per l’Infanzia, ai genitori che hanno la necessità di riprendere il lavoro già nei primi mesi di vita del bambino.
Il Comune nell’ambito delle proprie disponibilità di bilancio, assicura uno specifico finanziamento, per l’erogazione di contributi di conciliazione, per chi ha figli da 0 a 6 anni. Dall’inizio dell’anno sono state 23 le famiglie che hanno fatto domanda e avuto accesso al contributo integrativo del Comune.

NON DIMENTICHIAMO LE MAMME FREELANCE

«Secondo dati Istat, in Italia se le imprenditrici fossero aiutate nell’accudimento dei figli e della casa, il Pil crescerebbe del 7%, e sempre le statistiche dicono che: al secondo figlio una donna su due si ritrova a rinunciare al lavoro». Chiara Allegri, presidente dei giovani imprenditori Cna di Parma, ha di recente acceso i riflettori sulle mamme freelance. Lo ha fatto scrivendo una lettera al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti per denunciare lo stallo della norma che estenderebbe anche alle lavoratrici autonome il voucher baby-sitter. «è già in vigore per le lavoratrici subordinate e parasubordinate che possono godere di questo beneficio per un periodo di sei mesi, per le autonome è previsto un periodo invece di tre mesi – spiega Allegri -. Ma il problema è che, ad oggi, non è stato ancora emanato il Decreto Attuativo che renderebbe concreta questa possibilità per le autonome». Alla lettera è seguita un’interpellanza urgente della deputata Patrizia Maestri, per chiedere lo sblocco dei 2 mln di euro per il “voucher baby sitter”, e la risposta del Ministro, che oltre ad annunciare l’imminente entrata in vigore del decreto ha dichiarato l’intenzione di proporre il rifinanziamento della misura per il 2017.