Invasione Pop alla Villa dei Capolavori

di Stefano Roffi

La Fondazione Magnani Rocca ospita una grande mostra sulla Pop Art italiana, un movimento che, sull’onda della popolarità di Andy Warhol e di altri celebri artisti pop nel Regno Unito e negli Stati Uniti, operando sulle relazioni tra cultura popolare e belle arti e rivolgendosi direttamente per la prima volta a un pubblico giovane, anche in Italia risultò di grande attrattiva ed ebbe un ruolo fondamentale nella produzione artistica.
La mostra intende quindi fornire una lettura articolata e innovativa delle vicende che portarono alla nascita e alla diffusione di una “via italiana” alla Pop Art, pienamente in sintonia con le analoghe esperienze maturate in ambito internazionale e al tempo stesso linguisticamente autonoma rispetto ai modelli statunitensi ed europei del periodo.
Partendo da alcuni antefatti nel secondo dopoguerra e prendendo in esame in particolare gli anni Sessanta – caratterizzati dall’apertura verso nuove possibilità espressive e da grande ottimismo ma anche da grandi contrasti sociali e culturali – l’esposizione presenta le opere di quaranta artisti, animati da obiettivi comuni e da un unico sentire estetico.
Un momento di straordinario fervore artistico che investì l’intera penisola e che ebbe i suoi centri nevralgici a Milano e Roma, con gli autori riuniti sotto l’etichetta di “Scuola di Piazza del Popolo”, ma che trovò luoghi di diffusione estremamente significativi anche a Torino e in Toscana, per non citare che i centri dove maggiore fu l’incidenza di tale tendenza sulla scena artistica. Sono esposti quindi, fra gli altri, i capolavori di Mimmo Rotella ed Enrico Baj, dei romani Mario Schifano, Tano Festa, Renato Mambor, Fabio Mauri e poi Franco Angeli, Mario Ceroli, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Cesare Tacchi, Claudio Cintoli, le opere degli artisti operanti a Milano come Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Piero Manzoni, Emilio Tadini, i torinesi Piero Gilardi, Aldo Mondino, Michelangelo Pistoletto, i toscani Roberto Barni, Adolfo Natalini, Gianni Ruffi, Roberto Malquori. Una lettura che si conclude con la presentazione di un altro fenomeno cruciale nell’evoluzione del linguaggio pop in Italia, vale a dire quella declinazione che, a partire dal 1966 e almeno fino ai primi anni Settanta utilizzò le immagini e gli stilemi della cultura di massa per realizzare un’arte esplicitamente politica.
Oltre alla presenza di tante opere di assoluto rilievo, ciò che rende questa mostra un autentico unicum, irripetibile nel panorama espositivo non solo nazionale, è la possibilità di vedere sculture e dipinti pop, oltre che negli spazi destinati alle mostre temporanee, anche nei saloni della Villa dei Capolavori, in un sorprendente confronto tra il mondo classico e la cultura popolare degli anni Sessanta.
Nel percorso della mostra, il video sul mondo del Piper Club di Roma, vero tempio della musica e del costume giovanile anni Sessanta, completa l’affresco di questo particolare periodo.