Quartieri, la parola ai Consigli dei Cittadini Volontari

di Cristina Sgobio

 

Pensati per assicurare una larga e incidente partecipazione nella condivisione di problematiche di interesse pubblico, i Consigli dei Cittadini Volontari sarebbero dovuti essere istituiti nei 13 quartieri storici della città – Parma centro, Oltretorrente, Molinetto, Pablo, Golese, San Pancrazio, San Leonardo, Cortile San Martino, Lubiana, San Lazzaro, Cittadella, Montanara e Vigatto – ma in tre di essi non è stato raggiunto il numero minimo di componenti eletti.
Spinti dalla passione e dalla voglia di mettersi al servizio della città, i consiglieri di ciascun quartiere hanno – e continuano a farlo – investito tutte le loro forze per far sì che il proprio quartiere di appartenenza potesse essere posto sotto l’attenzione dei diversi assessorati, ognuno in base alle proprie esigenze. E se all’inizio le aspettative erano tante, col passare del tempo, per molti l’entusiasmo è andato scemando, come una barca lasciata a largo.

 

 

Le speranze dei CCV, un bel progetto solo sulla carta?
Si tratta di organismi eletti direttamente dai cittadini, in rappresentanza dei bisogni delle comunità locali, promuovendone la partecipazione attiva.
In carica per un periodo di 5 anni dalla loro costituzione, i CCV esercitano funzioni consultive e di proposta nei confronti del Consiglio e della giunta comunale: un vero e proprio valore aggiunto alla città, almeno sulla carta. Già, perché pare che, in realtà, i CCV siano stati un po’ abbandonati a loro stessi, tra faccende burocratiche da sbrigare e problemi di quartiere da risolvere.
Poco dialogo con l’Amministrazione (fatte poche eccezioni) e poco riscontro da parte dei residenti: sembra, infatti, che tali organismi non siano stati adeguatamente pubblicizzati, con conseguente difficoltà da parte di coordinatori e consiglieri di essere conosciuti e riconosciuti dalla cittadinanza. Un progetto importante e dalle buone prospettive, quello dei CCV, ma la teoria non basta.
Tra dimissioni e abbandoni, i CCV continuano il loro percorso, portando avanti le istanze dei residenti e battendosi per portare a termine quei progetti utili e interessanti non solo per un quartiere, ma per tutta la città.
Un ingranaggio che s’inceppa, quello dei CCV, una macchina che va a singhiozzo e che, se messa a posto, potrebbe rappresentare un utile strumento di partecipazione attiva e vitale. A questo, si aggiunge la questione fiscale: qualcuno ricorda che si è ancora in attesa del bilancio partecipativo e, dunque, occorre autofinanziarsi. Eppure, nella funzione dell’essere propositivi, anche gli strumenti fiscali farebbero la loro parte.
Con un budget da usare sul territorio, probabilmente i Consigli dei Cittadini Volontari avrebbero maggiore visibilità, otterrebbero più autorità e, soprattutto, verrebbero riconosciuti per il loro compito, cosa che per molti di essi ancora non accade. Molti, inoltre, lamentano la mancanza di dialogo con l’amministrazione, la mancanza del confronto e, soprattutto, del coinvolgimento nella presa delle decisioni: tasselli dai quali non si può prescindere se si vuol parlare di “partecipazione”. E dunque, le basi ci sono, alcuni progetti anche. Perché non sfruttare nel miglior modo possibile uno strumento tanto importante come quello dei CCV?