Senza impresa non c’è futuro

UN ELENCO CHIARO E PRECISO DEGLI INTERVENTI INDISPENSABILI PER UN CAMBIO DI ROTTA. È QUESTA LA PROPOSTA DI CONFCOMMERCIO NAZIONALE PRESENTATA ALLA VICEPRESIDENZA DEL CONSIGLIO COME CONTRIBUTO AL PROGRAMMA DI GOVERNO 2014

 20130506_111255Sono state molteplici le linee di intervento che Confcommercio Imprese per l’Italia ha recentemente proposto al Governo centrale per superare la crisi e far ripartire l’economia. In un documento programmatico l’associazione del terziario ha riassunto i nodi cruciali per un fondamentale cambio di rotta.

Innanzitutto l’abbattimento della pressione fiscale. In Italia, secondo l’Ufficio Studi Confcommercio, la pressione fiscale ha conseguito un nuovo record assoluto, dopo quello raggiunto nel 2012, salendo nel 2013 al 44,3 con una previsione di crescita ben oltre il 44 anche nel 2014. Viene quindi individuato come obiettivo prioritario la riduzione certa, quantificabile, progressiva e sostenibile della pressione fiscale a carico di imprese e cittadini. In Italia – si legge nel documento – il carico fiscale grava in una misura ai limiti della sostenibilità sulle imprese e sui lavoratori che operano nel rispetto delle regole e degli obblighi derivanti dalle norme tributarie e contributive: occorre con il gettito recuperato dall’evasione e con parte dei risparmi di spesa, mettere mano alla struttura dell’Irpef, riducendo scaglioni ed aliquote d’imposta per imprese e lavoratori. L’obiettivo da perseguire, in pratica secondo Confcommercio, è quello di definire un nuovo “patto fiscale”, con un “vincolo di destinazione”.

Il secondo intervento dovrebbe invece agire sull’abbattimento dei vincoli e sulla riduzione degli oneri, fiscali e non, che gravano sul lavoro e ne amplificano i costi. «Non possiamo non ribadire che uno dei nodi centrali per le imprese è rappresentato dal costo del lavoro – spiega Ugo Margini presidente Ascom Parma e vicepresidente Confcommercio nazionale – Si ritiene pertanto prioritario avviare interventi per ridurlo, anche nel medio termine, e soprattutto interromperne da subito l’incremento. Inoltre, rispetto alle risorse oggi impegnate, gli attuali incentivi per l’occupazione mostrano molti limiti soprattutto perché legati solo ai casi di incremento della base occupazionale. Rispetto alle assunzioni pensiamo infine occorra definitivamente superare quell’orientamento che penalizza, legislativamente ed economicamente, i contratti a termine rispetto a quelli a tempo indeterminato».

Quindi la terza misura: la lotta all’abusivismo, alla contraffazione ed a tutte le forme di criminalità economica, indispensabile a “colpire le distorsioni che riducono i profitti delle imprese, che ampliano a dismisura l’area dell’evasione, che riducono progressivamente i confini della legalità e del rispetto delle regole che presiedono ad una economia sana”.

Anche il metodo e i sistemi di governo dell’economia non vengono tralasciati nel documento proposta, per i quali è richiesta una reale semplificazione, una revisione radicale dell’assetto istituzionale dello Stato che non si limiti alla riduzione dei costi della politica, a partire dalle Province, ma incida sul numero e sulla qualità, l’efficienza e l’efficacia dei diversi livelli di governo nonché della pubblica amministrazione.

Infine il turismo, quel settore identificato a tutti i livelli come motore della ripresa dell’economia nazionale e che oggi “vive una contrazione senza precedenti, cui si aggiunge un’altrettanto preoccupante assenza di riconoscimento di ruolo nelle strategie con le quali il Governo intende rilanciare il Sistema Paese”. A spiegare la questione è ancora una volta Margini: «è incomprensibile l’assenza di attenzione al settore e lo scostamento pressoché totale tra Governo e Categorie dello studio ed attuazione delle iniziative necessarie per il rilancio. Il sistema turismo di Confcommercio e le rappresentanze di categoria che ne fanno parte sono portatrici di un know how che deve essere preso in considerazione in fase di studio, e non a cose fatte, del più volte menzionato Decreto Valore Turismo. Incomprensibile, a questo riguardo, è l’atteggiamento di chiusura a fronte del quale si richiede l’immediata apertura di un tavolo di lavoro con le categorie».

Per ibadire la necessità di questi interventi, Confcommercio organizzerà una nuova mobilitazione nazionale. «Senza impresa non c’è Italia. Riprendiamoci il futuro» è lo slogan della manifestazione che vedrà riunirsi a Roma  martedì 18 febbraio da ogni parte d’Italia le molte rappresentanze di imprenditori aderenti a RETE Imprese Italia.

 

In piazza a Roma ma anche a Parma

Era gennaio 2013 quando Rete Imprese Italia promosse la prima giornata di mobilitazione nazionale per denunciare la drammatica situazione in cui versano le micro, piccole e medie imprese del teriziario e dell’artigianato.

Cinque mesi dopo le stesse piccole e medie imprese di Parma si ritrovarono davanti al palazzo comunale per ribadire l’urgenza verso le istituzioni locali, attraverso una manifestazione pubblica e la sottoscrizione di un documento di protesta nazionale.

Ancora l’11 novembre è stata Confcommercio nazionale ad indire una giornata contro l’abusivismo e che ha portato a riunirsi anche a Parma le diverse categorie aderenti ad Ascom, dalla Fipe a Federmoda, dal Silb alla Fai, per denunciare i vari fenomeni di concorrenza sleale e sensibilizzare sul tema della legalità.

«Tre episodi che hanno segnato un anno difficile – dice Margini – ma che testimoniano la volontà e lo sforzo di non arrendersi».